Breve storia del pane: Da magia a pietanza base

È possibile sentire un profumo antico più di 5.000 anni? Lo stesso sapore, la stessa impressione al tatto? Forse è impossibile, ma chissà, alcune arti restano invariate nel tempo. Ciò che è certo, sicuramente, è che i primi panificatori della storia sono stati gli Egizi. Popolo divinatore che secondo lo storico Erodoto «fece ogni cosa in modo diverso dai comuni mortali».

La storia del pane, nelle sue origini, va di pari passo con la magia, gli Egizi ebbero il merito di capire che, aggiungendo un pezzo di impasto del giorno prima, leggermente acidulo, si otteneva un lievito naturale che successivamente sarebbe stato chiamato pasta madre, ovvero la nostra “mamma e’ criscito”.

Ben presto i Greci appresero i segreti della magia senza snaturarne la divinazione, fu infatti fortemente legato al culto della dea Demetra. Nella penisola si diffusero diverse varietà, se ne contavano all’ incirca 72 durante l’epoca classica. Ma è a Roma, che iniziano a formarsi le prime panetterie: sebbene giunto relativamente tardi, alla fine dell’epoca repubblicana, il pane era considerato alimento fondamentale e i panificatori, sotto Traiano, si riunirono in corporazioni e presero a fornire il pane a tutta la collettività. All’epoca dell’Impero Romano era l’alimento base per gran parte della popolazione e bisognava assicurarlo a tutti. Per questo vigeva una specifica legislazione.

Chissà forse le idee socialiste furono ispirate dalla storia del pane.

Sebbene in epoca medievale l’alimento divenne esclusiva dei signori locali, il seme era stato lanciato: tutt’oggi è il prodotto principe e basilare che non deve mai mancare. Passato alla storia come alimento imprescindibile, motivo di rivoluzioni e aggregazione, arriva nelle zone del Vesuviano e acquisisce un valore del tutto particolare:

Secondo alcune indagini storiche alla produzione del pane era associata una certa ritualità che coinvolgeva grandi e piccini. Il sabato era giorno di cottura che solitamente avveniva nei forni in comune posti nei cortili delle cascine. Il pane ottenuto era commestibile fino al sabato successivo e durante la settimana le massaie avevano il compito di rigenerare una piccola pagnotta di “criscito” per garantire il potere rigenerante, tale lievito era passato di famiglia in famiglia per evitare l’eccessiva fermentazione.

Come visto intorno alla produzione del pane ruotava un’intera comunità, che si aiutava come poteva dal momento che non c’erano molte tecnologie.

Purtroppo ad oggi alcune tradizioni sono andate perdute, ma c’è chi, però, nonostante l’avvento dei prodotti industriali ha deciso di tenere fede agli antichi processi produttivi. Stiamo parlando di San Sebastiano al Vesuvio e del suo tipico “palatone”, ormai famoso anche all’estero… ma questa è un’altra storia, clicca qui se ti va di leggerla.

di Benedetta De Nicola